Sociologia - Vilfredo Pareto


L’autore

Nato a Parigi nel 1848, ebbe una vita intellettuale molto variegata: si laureò in ingegneria all’università di Torino, ma divenne nel 1893 professore di economia politica presso l’università di Losanna in Svizzera, dove successivamente iniziò ad interessarsi anche di sociologia. Il suo contributo più importante in questa disciplina è la partecipazione, insieme ad altri autori di origine italiana come Gaetano Mosca e Roberto Michels, all’elaborazione della teoria elitista della società.

Pareto economista

Sviluppa il concetto di homo oeconomicus, un soggetto ideale mosso dall’egoismo. In questo senso vanno distinti i comportamenti economicamente razionali da quelli irrazionali, dove la razionalità sta nell’ottenere il massimo del benessere con il minimo dispendio. Pareto si accorge però che solo una minoranza dei comportamenti sono razionali, perché i soggetti sono condizionati dall’emotività, dalla tradizione, dall’ideologia.

I comportamenti irrazionali



Per indagarli, Pareto propone il concetto di azione logica, che consiste nel raggiungere il fine con il minor dispendio, trovando quindi il mezzo più adatto al raggiungimento dello scopo. Perché l’azione sia realmente logica è necessario che il rapporto oggettivo tra mezzi e fine, quello esistente nella realtà, corrisponda a quello soggettivo esistente nella mente del soggetto che agisce. Le azioni non-logiche possono essere di diverso tipo, ma il caso più diffuso è la mancanza di nessi reali tra mezzi e fine, quando però chi agisce pensa ci siano. Un esempio sono i sacrifici compiuti dalle popolazioni primitive: chi li compie è convinto sortiscano effetti, quando invece nella realtà non è così.

I comportamenti umani in società sono il più delle volte irrazionali, perché dettati da istinti, come gli impulsi sessuali, di autoconservazione, il bisogno di vivere in società, ecc. Queste forze sono dette da Pareto residui, che per lui sono sedimenti irrazionali di una vita animale che continua a limitare l’esercizio della razionalità. Un altro concetto importante è quello di derivazione, ossia le giustificazioni che le persone “fabbricano” per cercare a posteriori di far passare per razionali scelte che in realtà non lo sono.

L’élite: i pochi prevalgono sui molti

Per Pareto chi è in grado di agire in maniera logica ha un vantaggio decisivo nei confronti di chi non ci riesce ed è quindi destinato a occupare posizioni di vertice nella gerarchia politica e sociale, entrando a far parte dell’élite.

Partendo da questa premessa, Pareto individua due tipi di appartenenti all’élite:

  •      Chi è riuscito ad arrivare ai vertici della società (ad esempio un industriale di successo)
  •      Chi esercita funzioni di governo in una nazione

Le ricchezze sono distribuite in modo diseguale perché c’è un gruppo di pochi (l’élite) che prevale sui molti (la massa). I primi riescono a costringere o convincere la massa a ubbidire.

Élite: lotta di classe e instabilità

Pareto sostiene che il conflitto tra borghesia e proletariato è solo uno degli esempi del conflitto tra élite e massa. A differenza di Marx, sostiene inoltre che l’eventuale vittoria del proletariato non porterà a una società senza classi, ma al dominio di una nuova élite, cosa storicamente poi in effetti avvenuta nei regimi comunisti.

Secondo Pareto, la storia è sostanzialmente un susseguirsi di minoranze al governo, che chiama aristocrazie. Una delle questioni più importanti che pone è la durata delle élite al potere: esse sono instabili e si avvicendano frequentemente, principalmente per tre motivi:

  •      I “pochi” sono in genere militari e rischiano di perdere la vita in battaglia;
  •      Con il passare del tempo le élite smarriscono la loro vitalità e non sono più in grado di ricorrere alla forza in modo soddisfacente, in particolare per la ripugnanza che sviluppano per i mezzi coercitivi, divenendo vulnerabili;
  •     Le élite si indeboliscono nel momento in cui persone che non ne hanno le qualità si ritrovano ad essere classe dirigente, come il figlio di un avvocato che si ritrova nello studio del padre a lavorare, pur non avendone la predisposizione e la determinazione.

Come evitare quindi che dalla massa esca una nuova aristocrazia che andrà ad insidiare la vecchia? Per Pareto le strade sono due: o si eliminano i nuovi capi rivoluzionari o li si assorbono nella vecchia élite.

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