Sociologia - La generazione dei classici

Man mano che passava il tempo, ci si rese conto che esisteva una capacità di adattamento dei soggetti sociali al cambiamento delle condizioni circostanti. I sociologi, tra il XIX e XX secolo, cercavano di capire la società in cui vivevano. C'erano svariati problemi: condizioni di vita nelle metropoli, rapporti sociali sempre più anonimi e la secolarizzazione.

I sociologi di quel periodo hanno fatto diventare la sociologia una scienza affermata e universalmente riconosciuta. I più importanti erano Durkheim, Weber, Pareto e Simmel, considerati oggi gli autori "classici" della sociologia.

Essi hanno:

  • elaborato un apparato concettuale specifico (termini e concetti impiegati da tutti i sociologi)
  • apportato un'autonoma riflessione metodologica (considerazioni sulla conoscenza offerta dalla sociologia e sul suo valore scientifico)
  • indicato un campo di ricerca definito (tematiche divenute "canoniche", nucleo stabile della ricerca sociologica)
  • fatto in modo che si arrivasse a una consapevolezza dell'autonomia specifica della sociologia

Emile Durkheim






Studia le grandi trasformazioni della società del tempo e vuole capire le forze che tengono unita una società, a cui dà il nome di solidarietà.

Nella società preindustriale secondo lui esisteva una solidarietà meccanica: le persone, siccome vivano in gruppi piccoli e indipendenti gli uni dagli altri, avevano mansioni simili e tutte sapevano destreggiarsi in queste mansioni. Si instaurava quindi tra di loro un "legame per somiglianza" perché seguivano gli stessi modelli di comportamento.

Nella società industriale secondo Durkheim esisteva una solidarietà organica: le persone avevano ormai mansioni diverse, per esempio nascono la scuola pubblica, i giornali, ecc, erano perciò legate non più dalla somiglianza ma dalla loro differenziazione, e quindi dal loro essere complementari gli uni agli altri.



Questo sistema funziona con i contributi delle singole componenti (i dottori per i malati, i meccanici per le riparazioni, ecc) perciò la divisione del lavoro ha un valore sociale. Però, se questo meccanismo si inceppa e vengono meno le norme sociali, non funziona neanche più la solidarietà e ci saranno difficoltà ad istituire buone relazioni con gli altri. Questa situazione si chiama anomia, che è un fattore di disgregazione della collettività.

La sociologia del suicidio

Durkheim nella sua opera "Il suicidio" (1897) mostra che il tema del suicidio è analizzabile anche dal punto di vista sociologico, infatti il fattore che dà origine alla sua distinzione del suicidio è il grado di integrazione del singolo nella società. Di seguito l'analisi di Durkheim.

  • suicidio di tipo altruistico: provocato dall'adesione incondizionata alle norme del proprio gruppo
  • suicidio egoistico: un soggetto isolato e emarginato, scarsamente legato alla collettività di riferimento
  • suicidio anomico: gli individui perdono interesse alla vita collettiva perché i legami sociali sono allentanti


Il carattere divino della società

Successivamente Durkheim sostiene che la funzione coesiva non derivi più dalla divisione del lavoro, ma dalla religione. Il sacro implica separazione, perché non tutti vi hanno accesso. Gli individui che osservano una religione, sono legati gli uni agli altri e designati con lo stesso nome (cristiani, musulmani, ecc).

Secondo Durkheim il consenso collettivo è ciò che produce le opinione e le credenze di una società.

Il carattere esterno e coercitivo della società

Durkheim sostiene che la società è esterna agli individui e coercitiva nei loro confronti. Ciò è dimostrato da due considerazioni:

  • la società forma l'individuo fin dalla nascita, comunicandogli i comportamenti tipici e i valori tradizionali (es: come vestirsi, come parlare, ...)
  • le istituzioni sociali hanno una durata e una continuità che superano la vita degli individui che ne fanno parte (es: l'individuo non può decidere che lingua parlare)

Quindi, secondo Durkheim ciò che accade nella società non è la conseguenza di azioni individuali. La spiegazione potrà essere trovata solo nei cosiddetti "fatti sociali", qualcosa di indipendente e irriducibile alla volontà individuale. 


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